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Intervista al Cav. Luigi Cesare Ivaldi – Resp. Certificazione HALAL ICB Quality

IVALDIA cura di Biagio Maimone

B.M. : Buongiorno

L.C.I : Buongiorno a Lei e grazie per il tempo a me dedicato.

B.M.  : Partiamo da una domanda banale. Che cosa è la certificazione halal?

L.C.I : E’ un certificazione etnico religiosa, il significato di Halal è “lecito”. Determina una garanzia per il consumatore di religione musulmana nei confronti delle aziende fornitrici.

B.M. : E’ possibile certificare prodotti o anche servizi?

L.C.I : Sono certificabili entrambi, perché i riferimenti delle fonti giuridiche a cui si riferisce ed ispira possono valere per prodotti e servizi, nel caso di prodotti agroalimentari, è per molti punti sovrapponibile al biologico e quella Kosher.

B.M. : Quindi un’azienda che opera nel settore dei trasporti e della logistica può ottenere una Certificazione halal?

L.C.I : Assolutamente sì, aggiungo, che la fase del trasporto è una fase critica, perché dal punto di vista “Halal” potrebbero verificarsi contaminazioni dei prodotti trasportati.

B.M. : Ma, in pratica, quali vantaggi otterrebbe una azienda certificata halal?

L.C.I : Di entrare in un mercato nuovo e in espansione. Ci sono come per altri schemi di certificazione due livelli differenti: certificazioni volontarie, da applicare a quei prodotti/servizi per cui non sono presenti prescrizioni predefinite; certificazioni obbligatorie, rese tali da alcuni paesi in cui la vendita è preclusa a prodotti/servizi non certificati in base ai requisiti stabiliti dagli organismi governativi preposti, presso i quali è necessario che l’ente certificatore sia accreditato o ancora meglio di una autorithy  come è per esempio ICB Qualità in Italia.

In entrambi i casi, ai prodotti/servizi certificati viene garantito un percorso agevolato per il superamento dei controlli doganali, facilitando quindi i processi di import/export. Ricordo che il mercato Halal corrisponde a circa un quarto della popolazione mondiale, non è, quindi, un settore di nicchia, ma, altresì, un settore di mercato e in molti casi di economie emergenti (vedi Brasile, Cina, India) e altre di paesi ricchi del sud-est asiatico quale la Malesia.

B.M. : Questa certificazione non rischia di creare ulteriori costi a carico delle aziende?

L.C.I : Come per tutte le iniziative di questo tipo, la valutazione iniziale deve corrispondere ad un rapporto costi-benefici, soprattutto per l’apertura a nuovi mercati comporta questo tipo di gestione, attraverso contributi tipicamente regionali o delle camere di commercio, può essere agevolato perché di tratta di processi di internazionalizzazione delle aziende.

B.M. : In tutta sincerità, lei, in questo momento storico, consiglierebbe ad una azienda del settore dei trasporti l’avvio di un processo di Certificazione Halal?

L.C.I : Personalmente, ritengo di sì, perché rispetto alle potenzialità del mercato a cui si rivolge, è un’analisi che l’impresa deve approfondire. Inizialmente, suggerisco di operare, con prevalutazioni dell’impatto che questa certificazione determina (metodologia in uso dall’ente che rappresento) in modo da arrivare ad una certezza che il sistema sia applicabile e quindi certificabile. Il settore del trasporto , per esempio a monte e a valle si collega al settore della logistica. (per esempio stoccaggio in aree solo “Halal”).  Nelle attività di certificazione  che ho seguito direttamente, il trasporto come già detto rappresenta un punto critico da valutare attentamente e possibilmente eliminare. La tendenza, se possibile, è quella di creare una filiera virtuosa tutta “Halal”.

Buona Giornata.

By Biagio Maimone